Terminata la valutazione dell'anatomia coronarica e la localizzazione
della/e stenosi responsabile/i delle manifestazioni cliniche
della malattia ischemica, vengono introdotti, sempre in
anestesia locale, i cosiddetti "cateteri a palloncino"
capaci di tollerare una pressione di gonfiaggio fino a 20
atmosfere, che consente loro di raggiungere, una volta completamente
gonfi, un diametro variabile da 2 a 4 mm in base al diametro
del vaso normale.
Questi
cateteri, grazie ad una guida metallica di calibro estremamente
ridotto, vengono fatti procedere all'interno delle coronarie
fino a raggiungere il restringimento che occlude totalmente
o parzialmente il vaso: a questo punto il palloncino viene
gonfiato "modellando" e "frantumando"
la placca aterosclerotica e restituendo in questo modo
un adeguato diametro al vaso.
È
possibile oggi applicare nel lume del vaso un particolare
supporto metallico denominato "STENT", che consente di
ridurre l'incidenza della restenosi se utilizzato nel
corso della prima procedura di angioplastica oppure di
trattare con elevata percentuale di successo la lesione
riformatasi nei sei mesi successivi alla PTCA.
Dopo
la procedura è opportuna una degenza di 12/24 ore in unità
coronarica, mantenendo gli introduttori in vena ed arteria
femorale per essere pronti a reintervenire in caso di
occlusione acuta del vaso dilatato. Tale rischio è comunque
molto basso (< 4%).
Durante
la degenza in Unità Coronarica verrà effettuata una terapia
per via endovenosa a base di farmaci anticoagulanti (eparina)
e antianginosi (nitrati). In caso di applicazione di STENT
sarà adottata una "vigorosa" terapia con antiaggreganti
piastrinici (acido acetilsalicilico e ticlopidina).
A
cosa serve e a chi consigliarla ?
Scopo
della angioplastica coronarica è di ripristinare in una
determinata regione del muscolo cardiaco un adeguato flusso
sanguigno evitando la comparsa degli eventi clinici che
caratterizzano l'ischemia miocardica (angina da sforzo
e/o a riposo, infarto miocardico).
Tuttavia,
nel 20-30% dei casi ed entro 6 mesi dalla procedura, la
stenosi coronarica precedentemente dilatata tende a riformarsi
(restenosi) costituendo nuovamente un ostacolo al flusso
sanguigno ed impedendo così una normale irrorazione del
corrispondente territorio miocardico. In questi casi la
PTCA può essere ripetuta con le stesse probabilità di
successo e senza aumento dei rischi. Inoltre, si ricorda
che è possibile trattare con successo le restenosi applicando
all'interno della coronaria malata quel particolare supporto
metallico chiamato STENT.
Quali
sono le possibili complicazioni ?
Le possibili complicanze sono legate sia alla esecuzione
della coronarografia sia alla successiva angioplastica.
L'insorgenza di importanti complicazioni durante o comunque
per causa di una coronarografia è da considerarsi un evento
veramente infrequente. La mortalità è di circa 1% con
un' incidenza di infarto acuto dello 0.2-3%. L'incidenza
di complicazioni locali minori (ematoma nella sede di
puntura dell'arteria femorale) è del 1-3%.
Naturalmente
la probabilità di complicazioni dipende strettamente dalla
gravità della malattia coronarica di base, dalla capacità
del ventricolo sinistro (una delle camere da cui è composto
il cuore) di contrarsi e di svolgere correttamente le
sue funzioni e più in generale dall'età (l'età più avanzata
può ovviamente avere maggiori complicazioni) e dallo stato
di salute complessivo del paziente.
Oltre
quelli connessi con il cateterismo cardiaco, i rischi
dell'angioplastica coronarica sono correlati con le caratteristiche
della placca aterosclerotica che restringe il lume del
vaso. Infatti mentre per le lesioni coronariche dette
di tipo "A" (lesioni brevi e concentriche, poste su di
una parte di coronaria non angolata e senza calcificazioni)
la percentuale di insuccesso è molto bassa, per le lesioni
di tipo "C" (lunghezza > 20 mm, tortuosa, posta in una
sede dove le coronarie si dividono dando origine a due
o più vasi di diametro inferiore) e per le occlusioni
totali di oltre 3 mesi, la percentuale è lievemente maggiore.
Altri rischi sono: